EVENTI IN RUSSIA.

In Russia il nuovo governo sovietico si trovava di fronte a enormi problemi e le occasioni di compiere effettivi progressi si facevano desiderare. All'inizio Lenin avrebbe voluto procedere gradualmente alla socializzazione dell'immenso Paese, arretrato quanto a civiltà, scarso d'industrie e ancora quasi feudale, ma i disastri della guerra civile costrinsero lo Stato societico ad avocare a sè quasi completamente la produzione e la distribuzione dei beni onde evitare il caos. Tale " comunismo di guerra" era molto primitivo e tentava di sostituire il denaro con un sistema di economia " in natura ", con lo Stato produttore che ripartiva le merci seguendo la tecnica del razionannento e una contabilità farraginosa. L'onnipossente burocrazia intralciava non poco la produzione, nondimeno il sistema potè durare finchè il nuovo regime dovette lottare per sopravviverà, finchè la disciplina guerresca e il terrore rivoluzionario spazzarono via tutti gli ostacoli. Ma alla fine della guerra civile la pace non portò il minimo miglioramento del tenore di vita e il malcontento cominciò a farsi sentire; I marinai di kronstadt erano stati all'avanguardia della rivoluzione, ma il loro ammutinamento del 1921 contro il governo creò una situazione drammatica. La ribellione aveva l'appoggio dei contadini e degli operai, che ormai nutrivano per i commissari politici gli stessi sentimenti dimostrati ai laro padroni nel marzo 1917. Fatto ricorso alla forza, Lenin riuscì a reprimere la sollevazione in poche settimane. immediatamente dopo diede avvio a una tattica di ripiegamento, che non gli riuscì difficile in quanto segnava un ritorno alla sua posizione iniziale, alla sua politica economica moderata, alla sua teoria che la Russia contadina e primitiva non era matura per una completa rivoluzione socialista. La nuova politica economica, la NEP come venne chiamata dalle iniziali rappresentava indubbiamente un passo indieiro. Lenin non tentò neppure di dissimularlo, ma obbedì realisticamente alla necessità, come sempre. Ai contadini venne consentito, contro il pagamento di una tassa ragionevole, di esitare l'eccedenza dei prodotti al mercato libero e in molti altri campi l'iniziativa privata riebbe una certa libertà. Il governo era convinto che la possibilità di guadagno avrebbe spronato i Russi al lavoro. Il che effettivamente avvenne, facendo riuscire il piano. Riserve sino allora nascoste apparvero d'un tratto e l'incremento della produzione aprì nuove prospettive. La NEP fu un successo, sebbene si lamentasse il contemporaneo ritorno della speculazione e delle frodi. Essa però non riguardava che l'agricoltura e la produione dei beni di consumo: lo Stato conservava l'altra direzione dell'economia nazionale mediante la rigida gestione delle banche, dell'industria pesante, dei trasporti e dei commerci con l'estero. Ma, fatto più importante, i comunisti riuscirono frattanto a consolidare la loro presa di possesso della Russia. Durante la guerra civile e il periodo della NEP il partito si assicurò il monopolio del potere politico e diede una caccia spietata a tutti i " deviazionismi ", la democrazia interna, il diritto di tendenza dovettero cedere di fronte alla dittatura del capo. Lenin diceva che la disciplina dev'essere cento volte più rigorosa nelle ritirate che nell'offensiva. Ma il 1921 non fu soltanto l'anno della NEP, poichè diede inizio ad un vero e proprio periodo nuovo nella storia della Russia comunista. Il regime mutò d'opinione sul resto del mondo e modificò conseguentemente i suoi rapporti con gli altri Paesi; fino ad allora i capi bolscevichi si erano sempre considerati l'avanguardia della rivoluzione mondiale, ma essi finirono per rendersi conto che in Occidente l'ordine costituito sapeva difendersi immensamente meglio dell'impero zarista, ad onta dell'ondata di estremismo seguita alla guerra. I comunisti russi ne trassero le debite conclusioni e, pur senza rinunciare all'idea della rivoluzione mondiale,la rimandarono a giorni più favorevoli e probabilmente lontani. Negli anni seguenti la Russia concentrò tutte le proprie forze sul fronte interno, dedicandosi al consolidamento del regime e all'immane compito di trasformare il Paese in uno Stato moderno, industriale. La nuova costituzione approvata nel 1923 diede vita a una federazione, l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovistiche, con una norma fondamentale che anteponeva il fattore politico a quello nazionale, giacchè ogni Stato che accettasse il sistema poteva entrare a far parte dell'Unione.Mosca mantenne rapporti continui, con i partiti comunisti occidentali, tramite il Komintern o Terza Intemazionale, fondato a Mosca nel marzo 1919 per combattere e soppiantare la Seconda Internazionale socialdemocratica dissolta dalla guerra ma pronta a ricostituirsi come infatti avvenne nel luglio 1920. Nel movimento operaio intemazionale i comunisti si opposero sempre più aspramente ai socialdemocratici, specie dopo la definizione da parte del Komintern, nel secondo congresso del 1920, dei ventidue punti detti " tesi di Mosca". Essi prevedevano future rivoluzioni e guerre civili, davano le parole d'ordine per la sollevazione in armi, imponevano la disciplina cieca e l'obbedienza piena e totale alla direzione del Komintern, cioè a Mosca. Finchè visse, Lenin rimase il " numero uno " della Russia comunista. Nessun altro capo aveva poteri tanto estesi, sia in materia ideologica che nelle vicende quotidiane dello Stato sovietico. Ma la fatica, la rivoluzione e la guerra civile avevano esaurito le sue forze. A maggio del 1922 fu colpito da emorragia cerebrale e potè riprendere parzialmente l'attivià soltanto nell'autunno. Una nuova crisi sopraggiunta nel 1923 lo lasciò paralizzato, togliendogli l'uso della parola. Morì il 21 gennaio 1924. Al Cremlino, la lotta per la successione durò alcuni anni. Dopo il primo attacco del male Lenin cercò a lungo il successore ideale, ma morì senza averlo designato. La maggior parte dei collaboratori diretti gli erano sospetti per un motivo o per l'altro. Trotzki appariva nella migliore posizione grazie all'opera svolta durante la rivoluzione e la guerra civile e inoltre era indiscutibilmente il più dotato, ma Lenin lo giudicava troppo sicuro di se; pericolosamente incline a far passare in secondo piano i problemi interni a vantaggio dell'idea della " rivoluzione mondiale ".Kamenev e Zinovev non avevano saputo brillare nel momento critico del 1917; Bucharin era troppo ed esclusivamente teorico; Stalin, il segretario del partito, non era reputato un vero capo: per lo più i suoi superiori lo giudicavano un ottimo funzionario, ma sbiadito e di mentalità ristretta.Pure Lenin comprendeva quanta influenza Stalin esercitasse sul partito in virtù del suo posto e temeva che se ne servisse in maniera brutale e spietata, tanto che nel testamento politico mise in guardia i compagni contro di lui. Personalmente avrebbe volentieri estromesso il segretario generale, ma la malattia non gliene lasciò il tempo. D'altra parte sembra che Lenin pensasse in origine a una direzione collettiva del partito, ad un "collegium" i mernbri del quale avrebbero dovuto completarsi e correggersi a vicenda. Stalin la pensava in tutt'altro modo. Proprio la sua apparente mediocrità gli permise di rafforzare la propria posizione prima del gran regolamento di conti: appunto perchè considerato inoffensivo dai colleghi potè predisporre con tutto agio il proprio piano. Il vero nome di Stalin era Giuseppe Vissarionovic Dzugasvili, nato nel 1879 a Gori in Georgia. Figlio di un misero calzolaio alcolizzato, si dimostrò un ragazzo sveglio il che gli valse un posto gratuito nel seminario di Tiflis, dove subì l'influsso della propaganda socialista. Espulso dal seminario si votò anima e corpo alla rivoluzione e lavorò indefessamente a organizzare la regione, svolgendo opera di agitatore e riuscendo a provocare scioperi fra i lavoratori petroliferi. I comunisti apprezzarono molto il coraggio e l'energia di cui dava prova, poichè Stalin lottava implacabilmente, fanaticamente per l'ideale rivoluzionario, giungendo persino a rapinare un carico di denaro per rinsanguare le casse del partito. Affrontava molti rischi, avendo sempre alle calcagna la polizia zarista: ripetutamente arrestato, trascorse parecchi anni in Siberia. Risentì presto l'ascendente di Lenin e lo seguì quando avvenne la scissione bolscevica, nè mai Lenin ebbe sostenitore più fedele nelle lotte interne di partito.Nel marzo 1917 Stalin, liberato dalla Siberia con altri detenuti politici, corse subito a Pietrogrado, dove peraltro non ebbe gran parte nella rivoluzione di ottobre, rimanendo anzi nell'ombra di Lenin. Quale componente del primo Consiglio del commissari del popolo gli venne affidata la cura del problema delle nazionalità, che aveva già studiato in precedenza. Durante la guerra civile si distinse anche per capacità militari, fra l'altro nella difesa di Zarizyn che prese poi il nome di Stalingrado. In quel periodo si trovò frequentemente in dissidio con Trotzki commissario per la difesa e creatore dell'Armata Rossa, tanto per questioni di prestigio che per divergenze in fatto di strategia. Nel 1922 divenne segretario generale del partito comunista, assumendo una carica che ben pochi stimavano importante, ma Stalin sfruttò l'errore generale e mascherandosi dietro un semi-anonimato riuscì a costruire un poderoso apparato politico collocandovi creature proprie in tutti i posti-chiave. Era un uomo di energia e di tenacia fenomenali, astuto, metodico, rigido e paziente come un asiatico. Un giorno, in un momento di euforia, confessò di non dormire mai tanto bene come dopo aver preso in trappola qualche nemico. Per lui contava soltanto il potere effettivo e lasciava volentieri agli altri la lustra delle gloriuzze; ma quando si trattava di conservare e di esercitare quel potere, non conosceva scrupoli: la forza, l'astuzia, il tradimento, tutto gli andava bene. Univa la cautela alla durezza, guardandosi bene intorno da ogni parte finchè non sentiva saldo il terreno sotto i piedi. Per lunghissimo tempo avrebbe regnato sulla sconfinata Russia come un despota orientale, ma non dovette il suo immenso potere a un colpo di Stato o a una rivolta rapida e brutale; se lo preparò con un'opera silenziosa che richiese otto o dieci anni e costruì il suo impero pietra su pietra, eliminando gli avversari uno dopo l'altro. Seppe manovrare uomo contro uomo,gruppo contro gruppo, rovesciando alleanze e facendo sì che gli altri si dilaniassero fra loro. Dopo di che, accadeva non di rado che facesse propria la politica del rivale sconfitto. Tutto sommato, Stalin fu un autocrate più assoluto di qualsiasi zar e regnò mediante il terrore poliziesco, ma anche al colmo della potenza rimase sospettoso e consolidò giorno per giorno il suo strumento politico coprendo ogni iniziativa con una garanzia doppia se non tripla e cercando di prevedere le più remote eventualità. Appunto dalla sua prudenza esasperata ebbero origine i suoi atteggiamenti più estremi e le sue decisioni più drastiche.