Incontri d'autore

PAOLO SANGERMANO

di Sergio GABRIELE




Paolo Sangermano di Sora, insegna Educazione Artistica nella Scuola Media da sempre, ha 43 anni, come da sempre dipinge. Non ha mai fatto mostre, ne' personali, ne' collettive, anche se i suoi quadri si trovano spesso nelle case di chi e' riuscito a convincerlo a vendere. Mah, io direi soprattutto non per timidezza, ma in ossequio ad un concetto di arte schivo, dignitosamente alieno dal gioco delle passerelle, della moda o del mostrarsi fine a se'. Anche questo "incontro" e' un'iniziativa mia, forzosamente estorto, perche' non si abbia il dubbio che egli stia concertando un lancio di immagine che passi anche attraverso un articolo del genere. Ugualmente a me non interessa presentarlo per ampliare l'arco delle sue possibilita', gia' abbastanza massiccio e nello stesso tempo inesistente. A me piace parlare, qui, di Paolo Sangermano per l'intimo filo che lega la sua voglia di dipingere a quella di scaldare una materia universale che comunque si avverte attorno a noi, dare corpo a una serie di pensieri tragicamente bidimensionali, che stanno li' come animali in agonia senza neanche piu' la forza di chiedere cibo o il decoro di una presenza. Ecco, Sangermano restituisce presenza ad un'immagine aleatoria. I suoi disegni al contrario sono spesso immagini a meta', con volti per meta' vuoti, seni spaiati, membra interrotte, con una eleganza del tratto che lascia vivere tutta la pienezza di cio' che manca. Ecco perche' restituisce. I colori. I colori sono rigorosamente sezionati, privi di una soluzione di continuita', maniacalmente, ma spontaneamente collegati dal rigore di scale cromatiche incontestabili. Anche le movenze sono sincopate, fotogrammi ripetuti nella parvenza del movimento, che danno sulla prima un'impressione dell'incubo dell'azione mancata, dell'urlo afono. Ma poi, nella grazia plastica della materia, tutto si anima, si scalda, vola. I pensieri si fanno morbidi, il rifiuto rimane accorato, ma la bellezza di restare di fronte al quadro va oltre la semplice narrazione artistica. Si resta, ammaliati come ascoltando chi sa bene raccontarci cio' che conosciamo gia'. L'arte invece, molto spesso, scade in una specie di palestra fredda nella quale scaldare i muscoli dell'interpretazione, della critica, oppure dei soldi. Avrei potuto infatti cavarmela con poche righe: "Da una matrice di transavanguardia, cubismo, astrattismo, recupera un senso del colore e della forma mediterraneo, rifuggendo da un manierismo che abilmente stropiccia". I nomi poi li lascio a chi ha sempre bisogno di rifarsi ad una scuola, ignorando che si puo' essere caposcuola di se stessi. Ma si sa, ci sono i capiscuola e i capimbrella.