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LA SCUOLA MEDIA STATALE II " DIAMARE-CONTE " La Scuola Media Statale II " Diamare-Conte ", si articola in due strutture, la "Conte", sede centrale,ubicata in via XX Settembre, e la "Diamare", sede staccata, in via S. Marco. Entrambi gli edifici sono a due piani circondati da un vasto cortile con alcuni spazi verdi. La Scuola serve due popolosi quartieri abitati in prevalenze da operai e piccoli commercianti trasferitisi dalle regioni vicine e dal sud dell'Italia in occasione dell'industrializzazione della zona e mai veramente integrati nella cultura locale: le tradizioni e la cultura popolare locale non sono, quindi, le caratteristiche dominanti. Le due sedi sono state accorpate nel 2000.
Abate Gregorio Diamare
Il 6 settembre 1945 moriva a S. Elia Fíumerapido il venerando abate e vescovo Gregorio Diamare. Cinquant'anni sono ormai trascorsi da quella data, ma la memoria di un si grande padre e pastore a Montecassino e nella Diocesi cassinese resta viva, anzi cresce sempre piú come un albero piantato lungo corsi d’acqua, le cui foglie non cadranno mai(Cf. Salmo1.3).Una delle immagini piú commoventi con la quale si può ricordarlo oggi, è quella del 18 ottobre 1943, in piena guerra, alla vigilia di un doloroso evento: la partenza del primo convoglio dì monaci da Montecassino a Roma, nella consapevolezza che il monastero sarebbe stato presto bombardato. Dopo la cena infatti l'abate riuní la comunità nella Cripta di S. Benedetto, presso la Tomba dei Patriarca. Si cantò – come ogni giomo - l'inno Signifer ìn onore dei SS.Benedetto e Scolastica, poi, accorata e commossa, risuonò la voce dell'abate Diamare: domani per i monaci si aprirà la via e la vìta dell'esilio; egli sarebbe rimasto con alcuni con fratelli e chiede che se dovesse morire Fuori gli sia data sepoltura nel monastero, ove desidera riposare cum patribits suís; domanda a tutti umilmente perdono e fraternamente a tutti lo concede; invoca la benedizione dì Dio e di S.Benedetto su tutti i suoi figli che partono e che restano, cosí incerti del domani; e conchiude le sue parole con l'espressione tanto familiare e sentita: "Sia Fatta la volontà di Dio".Nulla di piú che il fidente abbandono nella Provvidenza fu la caratteristica fondamentale dell'intera vita dell'abate Diamare,tutta intrisa di uno spirito soprannaturale,frutto della grazia, e di una spiccata umanità che gli proveniva dalle sue origini, essendo nato a Napoli il 13aprile 1865 da Salvatore Diamare e Teresa Albani, genitori profondamente Cristiani.Divenuto giovane e già avendo intrapreso gli studi universitari, preferì seguire la sua vocazione alla vita monastica, entrando a Montecassino a circa 19 anni. Conosciute le sue doti, dopo gli studi glì fu affidata la direzione del Colleggio, che, allora floridissimo, ospitava tanti giovani, molti dei quali provenienti dalle migliori famiglie d'Italia. Nel 1908 Don Gregorio fu quindi nominato priore e l'anno successivo, alla morte dell'abate Bonifacio Krug, il 24 luglio era chiamato a succedergli.Cominciava quello che sarebbe stato un luminoso abbaziato,durato ben 36 anni, nei quali, grazie alla intelligente ed instancabile attività dell'abate Diamare, Montecassino diventò un centro internazionale di vita spirituale e di studi, a cui convenivano da ogni parte del mondo gli studiosi e i grandi, come gli umili e i poveri.L’opera dell'abate Diamare si segnalò in modo speciale per la sua sollecitudine di pastore, pur essendo egli monaco per vocazione fin nelle midolla, amante della Regola di S. Benedetto e della disciplina claustrale. Per ben quattro volte si celebrarono sotto di lui i Congressi Eucaristici diocesani: 2 a Montecassino, 1 ad Atina, 1 a Cervaro. Egli insisteva con cura per l'insegnamento della fede - oggi diremmo per la evangelizzazione e lui stesso dava l'esempio, intrattenendosi con i giovani, senza dimenticare l'educazione dei futuri sacerdoti. Una sua Frase ricorrente era: "Catechismo, catechismo, e buoni sacerdoti"!Grande fu inoltre la cura pastorale dell'abate Diamare verso i giovaní di Cassino,per i quali fondò il "ricreatorio" nella seconda metà del 1910,che - com'è stato sempre da tutti riconosciuto - svolse un ruolo fondamentale nella vita cittadina, esercitando un influsso benefico e determinante. Tre furono gli scopi fondamentali di questaistituzione: la Formazione morale, spirituale e religiosa della gioventú, senza dimenticare l'amore innato dei giovani verso lo sport.e le attività comunìtarie.Preghiera, sacramenti insegnamento catecheìtico e attività ricreativo-culturali elevarono fortemente la vita giovanile della città, con tutti i buoni effetti che ne conseguirono. Quale fosse la stima di cui godeva presso la S. Sede il pastore cassinate per tutto l'impegno profuso nell'esercizio della sua missione, lo dimostra la sua consacrazione a vescovo avvenuta il 12 marzo 1928 .Un altro aspetto della sua personalità, poco conosciuto, era la grande forza d'animo contro le difficoltà frtapposte dagli uomini. Piú di una volta, nell'esercizio del suo ministero,si trovò di fronte a qualcuno che credeva dí poter calpestare i diritti di Dio e della Chiesa, ma egli, nonostante le varie tribolazioni, continuò tranquillamente a lavorare e predicare perché il Vangelo di Cristo raggiungesse tutti.
GIOVANNI CONTE
Nacque a S. Pietro Infine il 13 settembre 1913 da Pietro ed Elvira Troianelli, primo di tre fratelli: Nicandro e Stefano furono gli altri due. Quando era ancora ragazzo, il padre migrò in America ed egli si trovò ad essere il sostegno della famiglia, occupandosi con impegno ed amore dei fratelli. Seguì gli studi classici, insieme al fratello Nicandro, nel seminario di Montecassino, dove, successivamente, svolse anche attività di insegnamento; alcuni monaci ancora lo ricordano, sia pure vagamente: era serio ed impegnato, talvolta impetuoso nelle sue reazioni. Al termine degli Studi intraprese la carriera militare fino al grado di tenente nel 1° Battaglione Misto d'Assalto "Frecce Azzurre". Nel 1936, all'età di 23 anni, volle far parte, come ufficiale di complemento, del corpo di spedizione in Spagna, dove divampava la guerra civile; ma avendo trovato difficoltà nella veste di ufficiale, si arruolò volontario come semplice "camicia nera". In Spagna si distinse subito per le su doti umane e culturali e fu reintegrato nel grado di sottotenente. Non accettò però gli assegni spettantigli preferendo devolverli ad opere assistenziali: era suo desiderio fare abbellire il Liceo e far costruire una colonia per i ragazzi di Cassino che non potevano permettersi una vacanza (la "colonia solare", poi intestata ad Alcide De Gasperi, ora abbandonata ridotta ad un rudere). Cadde in combattimento a Paridera de Arriba, in Aragona, il 24 settembre 1937, meritandosi la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Si legge nella motivazione: "In un duro combattimento, comandante di plotone mitraglieri, trascinava i suoi uomini all'assalto. Sfracellatagli la gamba destra, non riuscendo a reggersi più oltre, rifiutando ogni soccorso, si trascinava carponi continuando nella sua azione di comando e di incitamento. Trasportato ormai esangue all'ospedale, stoicamente sopportava l'amputazione dell'arto. Riuscito vano ogni intervento medico, spirava serenamente dedicando i suoi ultimi pensieri alla Patria e al Duce. Magnifica figura di ufficiale e di fascista." Anche le autorità spagnole gli conferirono la medaglia d'oro al V. M. Le sue spoglie riposano nel sacrario militare di Saragozza. |
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